Cosa comunichiamo?


Sai è da un paio di mesi ormai, che frequento un corso di recitazione. È davvero molto interessante impersonare i panni di un altro essere umano, meglio ancora se inventato.

Ieri pomeriggio, l'insegnante, ha scelto una scena che riguarda molto da vicino l'argomento focus di queste settimane, cioè la comunicazione e l'attenzione alle emozioni.

Te la spiego brevemente: c'era una persona fissa e seduta, che era arrabbiata, a torto, con il personaggio che invece doveva entrare, che, tra l'altro, aveva organizzato l'incontro per chiarire un alterco precedente. Colui o colei che entrava, doveva passare dalla gioia di vedere l'amic*, alla tristezza, per il muro che trovava davanti, e infine andare via. Tutto questo in quattro battute.

Colui che tiene il corso, oltre a fare egli stesso i commenti di ciò che vedeva in scena, ci ha chiesto a noi di osservare gli altri e nel caso esprimere le proprie osservazioni.


Uno dei miei più grandi divertimenti ^_^


Quando è toccato al più esperto e bravo del corso, visto che vorrebbe fare l'attore cinematografico per lavoro, ho notato che quando doveva chiedere “come stai?” si era tirato fisicamente indietro, mentre alla battuta successiva, quando doveva chiarire, si riportava in avanti verso il suo interlocutore.

Quando gliel'ho fatto notare, lui non se n'era minimamente accorto ed ha accolto l'osservazione di molto buon grado. Per essere un bravo attore, bisogna essere coerenti.

Questa scena mi ha fatto chiedere se realmente, quando parliamo normalmente, ci rendiamo conto di cosa stiamo realmente comunicando all'altro, da qui l'articolo di oggi.


Qual è, secondo te, il primo limite ad una efficace comunicazione?


Te lo dico io: il tempo.

Il tempo?!

Sì, il tempo.

Viviamo in un mondo, in cui va tutto velocissimo e per forza di cose, quel tutto, deve necessariamente essere superficiale.

Chi è che si prende il tempo di ascoltare?

Ti avevo già scritto l'etimologia della parola, ma per praticità, ti riporto la definizione finale: porgere attentamente l'orecchio, stare ad udire con attenzione.

Per poter udire con attenzione, serve tempo. Il tempo di lasciar esprimere la persona che hai davanti, senza interromperlo, affinché possa pienamente comunicare ciò che ha da dirci.

Se io gli metto fretta, lo interrompo ogni 5 secondi e rispondo a qualcosa di parziale che ha detto, cosa gli sto comunicando? Che gli sto dedicando il mio tempo? No, ovviamente. Anzi che per me lui/lei è una “perdita di tempo”. Quindi si potrebbe innescare un meccanismo di botta e risposta, che sicuramente porterà ad un litigio; oppure, meccanismo inverso, la persona desiste dal comunicare, creando in lui/lei frustrazione e sofferenza, tra l'altro proprio la scena che ti ho raccontato del corso di recitazione.


Qual è il messaggio sottinteso che gli sto inviando? Che per me non ha valore.


Qui arriviamo al secondo limite della comunicazione efficace: dare valore.

Se lo vuoi dire in altri termini, far sentire importante l'interlocutore che hai davanti.

Se io do valore a ciò che mi vuole dire, posso anche essere in disaccordo con quello che sta dicendo, ma la conversazione non sfocerà mai in un litigio. Perché si è sentito valorizzato, paritario e successivamente continuerà ad avere voglia di dialogare con me, quindi ho posto le basi per un rapporto forte e stabile.

Ovviamente c'è un limite a questo, che riguarda anche il tempo.

Se io do valore all'altro, ma quest'ultimo non da valore a me, o mi scredita, o mi interrompe o peggio fa monologhi infiniti, evitando di farmi esprimere, beh, sta a me farglielo notare, anche per una questione di rispetto nei miei stessi confronti. Se è una sua abitudine, sta a me scegliere se svalutarmi e continuare a permettergli di fare ciò che vuole, chiudere completamente le comunicazioni o imparare a mettergli un freno.


Questa scelta è personale, ovviamente, ma l'importante è che sia fatta consapevolmente!

Il terzo limite ad una comunicazione efficace è proprio il rispetto!

Per praticità di comunicazione ti riporto solo il significato dell'etimologia: riguardo, considerazione.

Nella comunicazione, avere riguardo o considerazione di se stessi e dell'altro, significa che c'è vera comunicazione. Quello del rispetto, dovrebbe essere proprio un elemento che non dovrebbe mai mancare, nella vita in generale, perché, a mio parere, è ciò che ci differenzia delle bestie (dal lat. bestia, che i Latini usarono in modo particolare per indicare le fiere destinate a combattere coi gladiatori nel circo.)

Quando c'è assenza di rispetto, cosa avviene?

  1. Prevaricazione, cioè io voglio avere ragione, quindi troverò tutte le strategie per prevaricare l'altro, riducendolo a un sottomesso.

  2. Presunzione, cioè io presumo di sapere ciò che vuole dire e impedirò all'altr*, in tutte le maniere, di finire il suo pensiero.

  3. Discredito, cioè l'atto di togliere o scremare ad altri il credito, ossia la reputazione.

  4. Vampirismo energetico, mettendo in atto uno o più degli elementi precedenti, io metto l'altro in condizione di assoggettamento energetico e quindi mi sono assicurato energia gratis.

Il quarto e ultimo limite ad una comunicazione efficace è l'intenzione.

Che cos'è l'intenzione? È un fine verso il quale l'anima si volge.

Qual è il mio intento? Qual è il mio fine?

Qualunque esso sia, l'altro lo percepirà.

Quali sono i livelli di percezione?

Il primo livello è visivo. Qui torniamo all'esempio iniziale, la persona che stava davanti al mio collega, si è accorta che lui era andato indietro, anche se non istantaneamente perché era più concentrata sul suo di “ruolo”. Il nostro cervello registra tutto ciò che vede, ma non sempre riesce a portarlo a coscienza.

Il secondo livello è uditivo. Se la mia voce è calda, amichevole, accogliente, l'altro percepirà questo, se invece è fredda e glaciale, percepirà distacco. (questa è una cosa che si può anche camuffare, ed è per questo c'è un terzo livello, fondamentale)

Il terzo livello è percettivo-intuitivo.

Tu, anche se potresti non crederci, percepisci le energie di tutti coloro che sono nel raggio di tre metri da te, quindi sei metri di diametro (aumenta soltanto in automobile, perché è come se diventasse un'estensione di te, per questo nel traffico sono tutti arrabbiati, si espande a macchia d'olio).

Questo è l'unico livello della comunicazione che non sbaglia mai, perché è animico, riferito alle energie sottili. Il cervello può essere preso in giro (tant'è che ti ho già spiegato che non conosce la differenza tra ricordo e ricordo indotto), l'anima assolutamente no.

Quindi se iniziassimo a fare caso alle energie che ci arrivano, sicuramente avremmo modo di riconoscere narcisisti e patologici vari, le bugie, ma anche ovviamente persone sincere e con le quali aprire il proprio cuore. Queste possibilità si palesano dopo svariati mesi o anni di esercizio. Ma se una persona “a pelle” ti sembra dissonante con te, la cosa migliore sarebbe essere guardinghi e comprendere perché percepisci questo!

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