Errore e Fallimento



Quando ti ho parlato di Responsabilità, ad agosto scorso (se volessi rileggere l'articolo, questo è il link https://www.lifehelpingworld.com/post/la-responsabilit%C3%A0 ), ti ho appena accennato all'errore, all'Hansei e Kintsukuroi.

Oggi quindi voglio fare un focus sull'errore e il fallimento.


Cominciamo col dire che, nella lingua italiana, sono sinonimi.

Errore: errore /e'r:ore/ s. m. [dal lat. error -oris, der. di errare "vagare; sbagliare"]. allontanarsi dal bene, fallo, mancanza, sbaglio.

Fallire: dal lat fallere, fare sdrucciolare, abbattere e fig. indurre in errore, sbagliare. Mancare, venire meno.

Il significato percepito dei due termini, invece, è diverso. Infatti il fallimento sembra qualcosa di definitivo, di distruttivo (tant'è che viene utilizzato in economia per un'azienda che ha cessato la sua attività) e il fallito è colui che nella propria vita non ha combinato nulla.

Mentre l'errore è qualcosa di temporaneo, un inciampo, tanto per capirci.

Invece entrambi sono “incidenti di percorso”. Quale percorso? Verso la realizzazione, ovviamente!

Ah quindi non il successo? Eh no. Perché no? Perché andiamo a vedere il significato di successo: lat successus, part pass. di succedere. Che viene dopo, risultato di un'azione.

Mentre la realizzazione: realizzare : derivazione di reale: dal lat. regalem. Attenente e conveniente; maggiore nella sua specie; nobile – sontuoso.

Reale, ti fa venire in mente la realtà, cioè ciò che attiene e contemporaneamente al nobile. Miglior termine per definire un traguardo non esiste. Realizzazione.

Il successo è solo il risultato di un'azione. Può essere “positivo” e “negativo”, perché se l'azione ha prodotto effetti positivi, sarà successo positivo, se invece l'azione avrà prodotto effetti negativi, sarà un successo negativo. Questo almeno è ciò che dice la nostra bellissima lingua.


Ora che ci siamo capiti sulla terminologia, andiamo a comprendere il perché c'è una differenza enorme tra l'occidente e l'oriente.

Perché l'errore è diventato qualcosa assolutamente da evitare, e se sbagli addirittura sei un “fallito”?

Da dove deriva lo spauracchio occidentale?

Dal giudizio.

Tutte le filosofie/religioni orientali hanno come principio cardine l'assenza di giudizio, perché il giudizio, di per sè, abbassa le vibrazioni. Ma anche perché non tiene conto, appunto, del processo.

La realizzazione di sè stessi è un processo. Sarebbe impossibile fare un processo di crescita, quindi un progresso, senza commettere errori. Anzi. Sbagliare è fondamentale, proprio per la creazione del processo, perché è dall'errore che si impara. SE si impara. Infatti un vecchio proverbio diceva: errare è umano, perseverare è diabolico. Se tu commetti sempre lo stesso errore sei diabolico. Perché non vuoi imparare. La prima missione di vita che l'anima ha, nel momento in cui si incarna, è proprio l'apprendimento. O il ricordare quelle che sono stati gl'insegnamenti imparati nel corso delle vite precedenti.

Quindi errare, fallire, sbagliare è FONDAMENTALE!

Quello che è SBAGLIATO, i veri errori sono:

  1. Giudicare quell'errore.

  2. Evitare di applicare il metodo scientifico al processo.

  3. Ripetere lo stesso errore

Compresi questi tre punti, come possiamo realizzare noi stessi?

Qui ci vengono in aiuto, due concetti fondamentali della cultura giapponese, la migliore al mondo sotto questo punto di vista. Pensate che proprio per il concetto che l'uomo può sbagliare i politici giapponesi, quando sbagliano, fanno ammenda pubblica chiedendo scusa e dimettendosi, ma successivamente, possono rientrare in politica, proprio perché l'errore non è MAI invalidante.

Quali sono i concetti che possiamo applicare nel nostro processo di realizzazione?

Il primo è Hansei, che letteralmente significa auto-riflessione.

Cioè ogni cosa che si compie, va analizzata, perché il vero segreto nella realizzazione di se stessi è il processo, mai il risultato. Il risultato è solo il mezzo che abbiamo per comprendere se il processo è corretto o meno.

Hansei significa anche festeggiare i propri successi con umiltà. Perché? Perché c'è sempre un modo migliore di fare una cosa. Quindi bisogna essere contenti oggi del risultato che si è ottenuto (quindi festeggiare) ma bisogna essere sempre in “auto-riflessione” per vedere i particolari, per migliorare qualcosa ed è a questo che serve l'umiltà, il non sentirsi mai arrivati, perché ogni giorno si può imparare e migliorare se stessi.

Il secondo concetto è più etico.

Il Kintsukuroi è letteralmente "riparare con l'oro", è una pratica giapponese che consiste nell'utilizzo di oro o argento liquido o lacca con polvere d'oro, per la riparazione di oggetti, generalmente, in ceramica.

Quando un oggetto si rompe, utilizzando un metallo prezioso come l'oro o l'argento, si ottiene un nuovo oggetto che in primis ha un valore maggiore (per via dell'uso del metallo prezioso) e in secundis perché acquisisce un proprio valore artistico, visto che diventa un oggetto unico. Questo concetto va compreso e applicato all'essere umano.

Infatti maggiori sono gli errori, maggiori sono le riparazioni (di noi stessi), maggiormente ci avviciniamo alla nostra unicità e contemporaneamente acquisiamo “valore”, perché aumentiamo la sicurezza in noi stessi, le nostre capacità e contemporaneamente ci conosciamo meglio e quindi il nostro Essere può espandersi.

Quello che Jung chiamava un processo di individuazione, cioè il distaccarsi dalla massa, il creare la propria individualità.

Quindi sbagliate e comprendete perché è l'unica strada che esiste verso la PIENA realizzazione di voi stessi! Buon Errore a tutti!