Il Trasloco



Oggi voglio osservare insieme di un'esperienza traumatica, seconda solo al lutto, ma che nessuno prende mai in considerazione come tale: il trasloco.


Perché traslocare è traumatico?

Innanzitutto quando senti la cifra che ti viene chiesta, subisci un trauma. Perché, se ti affidi ad una ditta di traslochi e non ad un tuttofare, il conto è decisamente salato. Poi ho notato che varia da città. La più cara di tutte, manco a dirlo, è Milano. Io a febbraio stavo per trasferirmi a Torino, appunto da Milano. Lo stesso identico trasloco, a milano mi hanno chiesto 4400€, a Torino 2700€. Il fu Jarabe de Palo cantava “Dipende, da che punto guardi il mondo tutto dipende”. Questo vale anche per i prezzi di un trasloco.

Comunque, scherzi a parte, perché è davvero così traumatica come esperienza?

Il cervello, questo credo che te ne sia già accorto, ha difficoltà a effettuare cambiamenti. È vincolato ad abitudini, meccanismi e per pigrizia, ma anche per schemi fa una difficoltà enorme ad effettuare variazioni. Tu immagina per esempio, la mattina vivevi a Milano, casa tua, tuoi mobili, tutte le tue abitudini, il pomeriggio vivrai a Torino. Tutto quello che era la tua vita, cambierà radicalmente e non tornerà mai indietro. Perché anche se tu dovessi tornare nella stessa città, magari qualche anno dopo, subirai il trauma al contrario. Certo se il trasloco venisse fatto nello stesso palazzo o nello stesso quartiere, diventa solo noioso.

È un'esperienza che può essere bellissima e allo stesso tempo frastornante.

Da una parte l'eccitazione di quello che può essere il futuro, con tutto il suo carico di sogni, prospettive, possibilità.

Dall'altra l'accettazione del fatto che un periodo si è definitivamente chiuso; a dispetto di quello che si crede, nessuno è mai realmente pronto a chiudere una porta definitivamente. Questo crea un trauma, perché per quanto consapevoli possiamo essere, una parte di te soffrirà. Questa sofferenza potrebbe arrivare sotto forma di nervosismo, di paura, di lacrime o di “shock”, quindi di silenzio. Mista a momenti di euforia ed entusiasmo, perché l'eccitazione non viene cancellata, ma integrata.

Non solo, se ti trasferisci in un posto nuovo, non hai più punti di riferimento: niente famiglia, amici. Sei solo. E questo, te l'assicuro, fa paura. In altri tempi ci sarebbe l'eccitazione di conoscere gente nuova, ma in tempo di pandemia, internet a parte, è praticamente impossibile.

Poi c'è la parte burocratica, quindi cambio di residenza, chiusura e apertura Tari, comunicazioni varie.

Poi c'è tutta la parte noiosa: impacchettare, spacchettare, imballare, proteggere tutti gli oggetti fragili con la plastica, lo scotch... è lunga e tortuosa. Conosco persone che mi hanno detto, preferisco non avere oggetti, così sono libero di muovermi. La cosa “divertente” è che va fatto prima per impacchettare e poi va tutto rimesso a posto. Per farlo ci vogliono giorni, se non settimane. Quindi la tua mente è tutta concentrata su quello che va fatto, su come attrezzare ed è sfiancante, soprattutto perché non puoi fare altro.

C'è una domanda che ti assillerà finché tutto non sarà sistemato: “Dove ho messo x?” Puoi essere la persona più ordinata e metodica di questo modo, ma non tutto riuscirai ad avere sotto controllo.. e sarà a quel punto che aumenta il già notevole sconforto e anche il disagio, se magari era una cosa importante. Dopo un po' di volte che te la fai, inizia la rassegnazione.

Un'altra variabile del trasloco è la motivazione: se lo scegli, allora c'è tutta la parte divertente. Se invece vieni obbligato, magari per motivi di lavoro o familiari, allora il divertimento svanisce, perché, come ben saprai, a nessuno piace fare le cose perché è obbligato.


Come faccio a sapere tutte queste cose così dettagliatamente?

Proprio oggi, ho terminato il mio secondo “grande” trasloco (perché di piccoli ne ho fatti 8, mentre cercavo casa a Milano, rimbalzando da una casa vacanze all'altra).

Trasloco che è durato circa un mese, vista tutta l'organizzazione delle cose. Mi sono trasferito in campagna, in quella che era casa dei miei nonni.

Il trauma, te lo assicuro, è notevole. Soprattutto perché qui, le comodità della città, non esistono. Nessuno fa consegna di cene a domicilio. Just Eat e affini sono solo una pubblicità in televisione.

Internet c'è l'ADSL a 2 mega. Sai cosa significa? Che fai fatica ad aprire una pagina web qualsiasi tipo una ricerca di Google. Vedere un film in streaming è praticamente impossibile, a meno che forse non inizi a caricarlo dalla mattina del giorno prima. Casa umida, fa freddo, ragni, insetti di ogni tipo.

Io ho dei vicini abbastanza vicini, ma ci sono case più sperdute della mia, quindi potresti essere solo nel raggio di centinaia di metri o addirittura chilometri.

Escludendo quindi l'obbligatorietà, perché una persona decide di traslocare.

I motivi possono essere tanti: nel mio caso volevo un ritorno alle origini, dove poter avere silenzio e sentire gli uccellini cantare, vedere solo verde intorno a me, iniziare a farmi un'orto, quindi mangiare sano, ritrovare anche il piacere del rapporto umano, perché fuori dalla grande città ci si conosce tutti e se da una parte può essere un po' invadente, dall'altra fa piacere poter contare su qualcuno.

Ma generalmente quello che da la spinta è una certa insoddisfazione, che non è più solo latente, ma diventa palese e si manifesta. Ci sono persone che piuttosto che fare un trasloco arriverebbero ad essere completamente infelici, altre che fanno i globetrotter. Senza arrivare a questi estremi, ti dirò che fare un'esperienza del genere fa bene. A prescindere se cambi quartiere, città, nazione, vai in campagna, al mare o in montagna, variare il proprio punto di vista, ti fa mettere in discussione anche tante altre cose, a partire dalle tue priorità e qualche volta anche i tuoi valori. Fare un trasloco non è solo uno spostare cose da A a B, ma è reinventarsi radicalmente.


Questo può essere Gioia?

Sì.