L'apprendimento e la sapienza


Come si apprende? Quand'è che si può dire che si conosce una cosa? Aveva ragione Socrate quando diceva di non sapere o bisogna mostrare, a se stessi e agli altri ciò che si sa?

Questi interrogativi sono quelli necessari a rispondere al bisogno di conoscenza. La conoscenza è la base dell'accrescimento. Per intenderci il significato di conoscere è: apprendere con l'intelletto a prima giunta l'essere, la ragione, il vero delle cose; avere idea, notizia.

Ma quindi noi apprendiamo con l'intelletto? La scienza ci dice di sì. Si creano connessioni neuronali che se ripetute più volte diventano stabili dentro di noi e quindi possiamo dire di aver “appreso”.

Eppure se così fosse basterebbe leggere tutti i libri del mondo e non si commetterebbero errori o si saprebbe tutto.

In realtà per apprendere, per conosce e, come fine ultimo, Essere sapienti, ci sono un mix di fattori che concorrono tutti insieme. Andiamo ad osservarli:

  1. Il primo fattore utile ad apprendere è l'intenzione: part. pass. di intendere, cioè tendere verso. Fine pel quale l'animo si volge. Cioè bisogna rivolgere la propria anima verso la cosa che si sta facendo. La propria anima... quindi non basta solo “l'intelletto”.

  2. Il secondo fattore è l'attenzione: l'atto con cui la mente si rivolge ad un oggetto. In questo momento entra in gioco la mente, perché anche la nostra mente deve tendere verso “l'oggetto” di ciò che si sta facendo.

  3. Il terzo fattore sono le nozioni. Di che informazioni disponiamo? La nostra mente ha tutto ciò di cui ha bisogno per passare dalla teoria alla pratica? Perché una vera sapienza se resta fine a se stessa è fondamentalmente inutile.

  4. Il quarto fattore sono le possibilità. Nessuno pensa mai al fatto che per conoscere bisogna averne la possibilità. Cosa intendo per possibilità? Innanzitutto avere del tempo a disposizione. Ci sono persone che pur avendo tutta l'intenzione di voler essere sapienti, per forza di cose non ne hanno la possibilità, perché la vita non gliele fornisce. Ma anche soldi, per esempio per fare un corso, o avere anche la possibilità di comprare libri. O il maestro giusto. O la possibilità di poter disporre del proprio essere pienamente, quindi senza menomazioni (anche se si può fare comunque).

  5. Il quinto fattore è la ripetizione. Per poter conoscere una cosa bisogna ripeterla. Più e più volte. In medicina cinese questo concetto viene definito con il “Po”. Viene spiegato in questi termini: tu vai a fare una lezione di sci. E ti vengono spiegati i movimenti che devi fare, la postura che devi avere, ecc. e tu, razionalmente, quindi con l'intelletto, hai capito. Poi provi a sciare e non ti viene. Quindi devi fare pratica, ripetere tante volte finché non entra in te. Questo è il “Po”.

  6. Socrate diceva di non sapere. Ma davvero non sapeva? No, ovviamente. L'oracolo di Delfi disse che era l'uomo più sapiente della Grecia. Allora come mai diceva di non sapere? Perché metteva in discussione tutto. Il sesto fattore è proprio questo: mettere in discussione. Porsi dei dubbi. Questo serve per riaffermare, o se necessario, modificare la propria convinzione.

Questi fattori aiutano la nostra strada verso la sapienza. Ma è necessario metterla in mostra?

In un mondo narcisista, tutti mettono in mostra ciò che sanno.

In realtà, lo scopo della sapienza è la condivisione. Se io so una cosa e tu ne sai un'altra, se la condividiamo, ne sappiamo due entrambi. È per questa ragione che esistono i “maestri”, persone che in quel particolare ambito, hanno fatto propri tutti i sei fattori precedenti e possono mettere a disposizione di chi vuol imparare la loro sapienza.


Ma c'è un altro modo, che l'essere umano usa per apprendere.


L'apprendimento per contrasto.


Cosa si intende?

Noi siamo esseri esperenziali. Quindi abbiamo bisogno di sperimentare le cose attraverso i nostri 5 sensi. Gli uomini primitivi hanno potuto comprendere ogni cosa sperimentando, rischiando la vita, facendosi male. Il bambino che va a mettere le dita nella presa della corrente o che si mangia il sapone. Ma anche crescendo continuiamo. Tutte le nostre esperienze, fino a tutti i trent'anni, sono quelle che ci formano e ci fanno crescere. Si sperimenta anche dopo, ma con una costanza inferiore, fino ad arrivare all'età della saggezza, della vecchiaia. Ogni sperimentazione e magari errore, crea la persona che sei.

Da questo tipo di apprendimento l'essere umano compie un salto evolutivo. Niente fa crescere ed essere sapienti più della sofferenza e del dolore.

È necessario?


Sì.


Come sì?!

Sì.

È necessario.

È l'apprendimento migliore che ti possa capitare, perché è quello duraturo, quello che penetra dentro di te e ti accompagnerà per sempre. È saggezza.

Ovviamente quando parliamo di apprendimento, significa che da quella sofferenza si è appreso. Quella che è stata analizzata, compresa, metabolizzata e ha prodotto qualcosa di “buono”. Se ci ha incattivito, se ci ha fatto nascere sentimenti di vendetta, di rivalsa.. allora non è servito a nulla.

Mandela dopo 27 anni di carcere scelse di unire i sud-africani in un unico popolo, non di vendicarsi. E diventando presidente avrebbe potuto tranquillamente.

Invece scelse l'Amore.

Questo è apprendimento (efficace) per contrasto.