L'informazione e la morbosità



In questi giorni sono iniziati gli Europei di calcio che avrebbero dovuto svolgersi nel 2020, rimandati a causa dello scoppio della pandemia, l'anno scorso.

Questi articoli riguardano la consapevolezza, ma il mondo può essere un continuo stimolo per la nostra crescita o alla creazione di un vero pensiero critico.

Un episodio ce l'ha offerto, suo malgrado, proprio una partita di calcio degli europei, nello specifico la partita Danimarca – Finlandia.

Raccontiamo i fatti, per chi non abbia avuto modo di vedere o di esserne a conoscenza.

Verso la fine del primo tempo, c'è una rimessa laterale per la Danimarca, indirizzata verso Christian Eriksen, che la rimanda al compagno di petto, scivolando in avanti. Sembrava che fosse una cosa voluta, in realtà in quel preciso momento stava svenendo. Dopo 10/15 secondi anche gli altri si accorgono che è svenuto. Il responso è stato di arresto cardiaco, tra l'altro non dovuto ad infarto, quindi può essere che abbia una malformazione cardiaca o chissà cos'altro.

Simon Kjaer, capitano della Danimarca e giocatore del Milan, sembra che gli abbia salvato la vita tirandogli fuori la lingua per evitare che soffocasse. Quando sono arrivati i medici ha fatto disporre tutta la squadra, che ovviamente era sotto shock, intorno a lui per fornire privacy e ha sostenuto la moglie che piangeva.

Alla fine Eriksen è stato accompagnato fuori coperto da due teli lateralmente, sempre per un discorso di privacy.


Anche se generalmente evito di esprimere giudizi, voglio esternarne uno nei confronti di Kjaer: un eroe.

Un eroe è una “Persona che per eccezionali virtù di coraggio o abnegazione s'impone all'ammirazione di tutti.” questa è la prima definizione che ne da il dizionario Treccani. Ha agito con lucidità e coraggio, per il bene di tutti, di Eriksen, della moglie e dei medici, salvandogli anche la vita.

Davvero emozionante.

Voglio permettermi anche di fare i complimenti alla regia internazionale che non ha indugiato sul morto (si dice che il suo cuore ha smesso di battere per diverso tempo) o presunto tale, ma sui tifosi sugli spalti e sui vari componenti della squadra, che facevano muro.

Questo è stato il risvolto “positivo” della medaglia.


Essendo noi in un mondo duale, c'è, purtroppo, anche l'altra faccia. Ed è di questo che voglio parlare.


Di Etica.


I fotografi si sono lamentati di non poter fare le foto perché coperti.

Suppongo che l'espressione di un morente famoso, in un contesto come quello degli europei, magari (non lo so, sto ipotizzando) anche con la bava alla bocca, abbia un valore economico enorme. C'è chi gli ha dato degli sciacalli e loro si sono difesi rispondendo che è un semplice diritto di cronaca.


Ci sono stati dei giornalisti, che non avendo potuto documentare attimo per attimo, l'accaduto si sono lamentati. La polemica è stata pressoché la stessa.


La mia domanda è: dove finisce il dovere di cronaca e inizia la dignità umana?

Perché bisogna mostrare al mondo la faccia di un povero ragazzo che sta morendo di infarto, lottando tra la vita e la morte, in mondovisione, trincerandosi dietro il “diritto/dovere” di cronaca?

Senza la bava alla bocca di Eriksen è una notizia che vale meno? Siamo meno sconvolti? Oppure c'è dell'altro dietro?


C'è dell'altro.

Negli esseri umani, soprattutto nelle persone incosapevoli (il che sono il 99% della popolazione mondiale), c'è la curiosità morbosa verso il macabro.


Per fare un altro esempio, che mi ha, purtroppo, riguardato più volte da vicino, ti è mai capitato di dover fare due, tre chilometri di coda in autostrada, perché le persone hanno bisogno di guardare l'incidente (“meglio ancora” se mortale) nel senso opposto di marcia? Quindi spesso si crea la fila nella direzione dell'incidente e la fila nell'altro senso per i curiosi.

C'è una spiegazione a questo fenomeno: appunto la morbosità.


In psicologia, la morbosità, è il trasgredire le regole e il provare piacere a farlo. È una derivazione, perché morbosità in realtà viene da morbo, cioè da malattia, che tra l'altro ha la stessa radice di mors, cioè morte.

Comunque a prescindere dal nome, quello che ci interessa è il comportamento.


“A risvegliare la morbosità è soprattutto tutto quello che racchiude in sé un mistero o accende l’idea dell’imperscrutabile. In condizioni normali, corrisponde a tutto quello che non si sperimenta abitualmente o che implica una rottura rispetto a ciò che viene definito come “normale”.” (fonte https://lamenteemeravigliosa.it/morbosita-senza-limiti/ )


Morbosità è un attaccamento esagerato. Ovviamente, come sempre nel mondo duale, ci sono morbosità che sono naturali e altre che sono innaturali.

Il figlio piccolo crea un attaccamento morboso nei confronti della madre. Infatti il primo vero trauma della nostra vita cosciente è quello di rendersi conto di essere degli esseri “staccati”. Questa è una morbosità naturale, è istinto.


Ma in altri casi, può essere considerata un qualcosa di innaturale. Personalmente, verso l'innaturale, faccio rientrare tutti quei comportamenti “morbosi”, tipo quello dei fotografi o dei giornalisti nei confronti di Eriksen, dei paparazzi, di quelli che si fermano a vedere gli incidenti, e di tutta quella curiosità nei confronti della sofferenza e della morte altrui. C'è una specie di piacere nel vederlo. Ma è innaturale.


È innaturale perché è stato esasperato da tutte le immagini di guerra e morte trasmesse negli ultimi 30 anni in televisione, dai videogiochi e da ogni forma di espressione che ha mostrato i morti.

È come se si fosse eliminato un certo pudore e una certa empatia nei confronti della morte.


La morte è un momento sacro, è un passaggio.. andrebbe celebrata così come la persona vorrebbe, con Gioia o con tristezza o qualsiasi altro sentimento o emozione uno voglia provare.

Mai con morbosità.

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