La disputa



Questa settimana voglio affrontare un argomento che quasi sempre, in una relazione di coppia, viene sottovalutato: la disputa.

Vediamo, grazie all'aiuto del vocabolario etimologico, il suo significato: lat. disputare comp. della partic. dis, che fornisce l'idea di separare e putare cioè render netto. Sostenere con ragioni l'opinione propria ed impugnare l'altrui circa un punto o una questione.


Perché non ho usato il termine competizione? Vediamo il suo significato: dal lat. compétere - andare insieme, convergere verso un medesimo punto. comp. di com=cum insieme, particella indicante unione e pètere andare verso.

“Andare insieme” o “convergere verso un medesimo punto”, anche se nell'accezione comune ha assunto un significato dispregiativo, a me da belle sensazioni, non so tu che ne pensi.. se potessi “competere” con tutte le persone che conosco riuscirei a comprendermi sempre!


Il problema quindi diventa la disputa, il portare l'acqua al proprio mulino, cioè credere di avere ragione e impugnare, quindi contrastare, l'opinione altrui. “Mi stai dicendo che bisogna cedere sempre nei confronti degli altri?” Assolutamente no, perché non è proprio questo il piano del discorso!

Quello su cui due Esseri Umani devono ragionare sono i fatti: un fatto, a prescindere dall'interpretazione che se ne vuole dare, è una consequenzialità di avvenimenti. È ciò che è realmente avvenuto, quindi mi sembra l'unico vero piano del discorso. Se due individui si ascoltano e ragionano su fatti, non può proprio avvenire una disputa, non credi?

Qual è, purtroppo, la realtà?

Tutti vogliono avere ragione, tutti credono che i loro pensieri sono i migliori, tutti si identificano con i loro pensieri, cogito ergo sum, no?

NO!

Ormai va tanto di moda meditare, no? Sai qual è l'unica vera funzione che ha la meditazione? Zittire i pensieri... quindi se un individuo medita per zittire i pensieri, non pensi sia un ossimoro identificarsi con gli stessi?

Ma quali sono le ragioni che c'è dietro la disputa all'interno della coppia?

  1. Come ormai avrai compreso da tutti gli articoli fin qui postati, la prima causa della disputa sono i nostri genitori. I neuroni specchio che hai utilizzato da bambino/a per crescere, li hai utilizzati passivamente anche per apprendere il loro modo di amarsi o di non amarsi, quindi anche il loro modo di litigare, il loro modo di avere ragione, ecc. sia singolarmente che in interazione tra loro. A seconda della situazione e di ciò che vuole ottenere, il tuo cervello sceglierà di volta in volta quale metodo utilizzare dei due perché teoricamente sa già cosa otterrà, che risposte riceverà, ecc. Il problema, in tutto ciò, è che se l'interlocutore non ha vissuto le stesse dinamiche nella propria famiglia, verrà forzato a reagire nella maniera voluta, attraverso manipolazioni, attraverso ripicche, alzare la voce, violenza, ecc., fintantoché non risponderà esattamente come DEVE rispondere. Tutto questo avviene, per la quasi totalità delle persone, senza la minima consapevolezza del fatto che stia avvenendo. Entrambi attuano questo meccanismo, perché l'anima di ognuno di noi, cerca di riproporre i propri drammi interni, all'esterno, affinché la mente li possa osservare, analizzare, comprendere per poi eliminarli. Questo meccanismo, può indurre le persone a due strade: risolvere il problema se c'è amore vero e comprensione (in pratica se hanno fatto il Life Helping) o alla disputa. Nel 99% dei casi porta verso quest'ultimo e s'inizia a creare un punto di rottura che terminerà con la rottura stessa.

  2. La seconda motivazione è una carenza di energia. Se io sono felice, sono Gioia, ho tanta energia perché mi amo, perché ho una buona alimentazione, perché faccio attività che accrescono il mio Essere, voglio assolutamente evitare di abbassare queste vibrazioni, questo stato di pace. Quindi utilizzerò quell'energia per avere un confronto che sia il più possibile accrescitivo, che vada a migliorare la coppia, mai che porti al litigio fine a se stesso. Se invece io ho una vita che non mi piace, ho pensieri limitanti, ossessivi e ripetitivi, passo la giornata davanti ad uno schermo, ammorbo i miei neuroni sui social network, mangio male, ecc allora per forza di cose mi troverò su vibrazioni bassi. Cosa succederà allora? Come il gradiente in chimica, la persona che avrà energie più basse percepirà che l'altro ne ha di più e quindi cercherà di “rubargliele”, cercando di stuzzicarlo in ogni maniera possibile affinché ceda. Quando questo avviene, inizierà un botta e risposta che avrà la funzione di equilibrare la quantità di energia presente tra i due. Faccio proprio un esempio numerico, per permettere di comprendere: Se io avessi energia 10 e tu energia 50, l'equilibrio tra le due è 30. Quindi io verrò a stuzzicare te in maniera tale che tu mi ceda parte della tua energia, tu risponderai dandomene 30, quindi ci troveremo 40 io e 20 tu. Tu sentendo che ne hai di meno mi contro-stuzzicherai in maniera tale da riappropriartene e così via finché non si sarà raggiunto l'equilibrio, che però non sarà più 30 per entrambi, ma 20. Perché? Semplicemente perché ci sarà stata dispersione, quindi è stato un processo altamente distruttivo. Peggio ancora avviene quando invece che attuarsi un botta e risposta, uno dei due “lancia il sasso e nasconde la mano”, cioè provoca l'altro con atteggiamenti che sa che finirà in una discussione e nel momento in cui la discussione inizia, invece di prenderne parte, si chiude sia nel linguaggio corporeo, sia smettendo di parlare, creando una specie di muro di gomma. A sollecitazione, al massimo dirà “Non so che dire” “Tu mi confondi” “Tanto hai ragione tu” ecc. Al che l'altro si scaricherà completamente e il provocante sarà pieno di energia (rubata!). Questo è un tipico atteggiamento del passivo-aggressivo. Per questo Buddha diceva che è fondamentale essere in pace con se stessi, perché si è in grado di respingere a monte gli attacchi, senza mai entrare o creare questa dinamica.

  3. La società consumistica. Cos'è il consumismo? Vediamo cosa dice l'enciclopedia Treccani: “Fenomeno economico-sociale, tipico dei paesi a reddito elevato ma presente anche nei paesi in via di sviluppo, consistente nell’aumento dei consumi per soddisfare i bisogni indotti dalla pressione della pubblicità e da fenomeni d’imitazione sociale diffusi tra ampi strati della popolazione.Il concetto di ‘consumo vistoso’ è stato utilizzato da T.B. Veblen per descrivere la propensione ad acquistare beni apprezzati non tanto per il loro valore intrinseco, quanto per l’attribuzione di status sociale di classe agiata, che dal loro possesso può derivare. F. Hirsch ha definito ‘beni posizionali’ i beni di cui usufruiscono coloro che occupano una posizione sociale di prestigio. Sono desiderati e acquistati proprio perché segnalano distinzione e status sociale, ma la loro offerta non può essere aumentata più di tanto, sia perché scarseggiano, sia perché il loro godimento si deteriora quante più persone vi accedono (risorse di status symbol o determinati servizi sociali)”. Perché ho riportato tutta la definizione? Perché il vero problema non sta tanto nella diffusione dei prodotti, quanto nel trattare tutto, anche i sentimenti e le emozioni, come tali. L'Amore è considerato, inconsciamente, un bene di lusso, che deve scarseggiare, perché altrimenti il sistema decade. Se io sono Gioia, sono Amore, sono soddisfatto della mia vita, non avrò bisogno di oggetti che attestino il mio status symbol, di farmi invidiare dagli altri. Anzi! Cercherò con tutte le mie forze di diffondere questa Gioia e questo Amore che sento dentro, affinché le vibrazioni delle persone si alzino (proprio per il concetto di gradiente che ti ho esposto precedentemente). Se io invece sono insoddisfatto, ho basse vibrazioni, focalizzerò la mia attenzione su qualcosa di esterno, andrò a ricercare fuori ciò che invece avrei dentro. Ed è qui che in prima battuta interviene la pubblicità: far vedere un modello di vita felice, con il prodotto che sto vendendo in maniera tale che tu lo includa nella tua vita. In seconda battuta intervengono i social network: se vuoi “esistere” devi esistere sui social, devi creare un'idea di te, una maschera sociale, il più “figa” possibile, in maniera tale che le persone ti seguano perché frustrati dalla propria vita e tendano ad agire per imitazione. Quindi maggiore sarà la diffusione di questo sistema, maggiormente si utilizza. Per questo i social contano miliardi di persone. Poi sono anche creati, attraverso degli algoritmi specifici, per creare dipendenza. Ma tutto questo cosa c'entra con la relazione di coppia? Se io sono abituato ad interagire in questa maniera, avrò una concezione edonistica, volta al consumo istantaneo e all'apparenza, dell'Amore. Ho necessità di mostrarlo, di farlo credere, ma senza Esserlo. Come abbiamo visto negli articoli della costruzione sana della coppia, tutto è tranne che veloce e votata all'apparenza. Anzi, bisogna sacrificarsi, lavorare e impegnarsi ad Essere. L'insoddisfazione che io riceverò a livello inconscio nel momento in cui otterrò questa specie di apparenza, sarà la miccia che innescherà la disputa, perché reputerò l'altro la causa della mancanza di Amore vero nella nostra coppia. Maggiore sarà la volontà di superficie, maggiore sarà la disputa successivamente.

Osservate queste tre ragioni, possiamo comprendere quanto in una società del genere e con esempi di questo tipo sia realmente complesso e difficile riuscire ad instaurare un rapporto senza dispute. L'unica strada, è sempre la stessa: lavorare su stessi, attraverso il Life Helping, per ripulire il proprio Essere e condividere questo percorso con un'altra persona che abbia lo stesso intento: Essere Amore!

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