La volontà


Benvenuto nella primavera!

Sì perché il 20 marzo alle ore 10:37 italiane, c'è stato l'equinozio di primavera. Vuol dire che inizia il periodo della realizzazione, del seme piantato proprio 6 mesi fa, all'equinozio di autunno.

Hai piantato il tuo seme? Spero di sì!

Nel caso in cui tu l'abbia effettivamente fatto, affinché il 20 marzo abbia potuto iniziare il periodo di realizzazione, hai dovuto necessariamente avere, una caratteristica fondamentale, che è, appunto l'argomento di oggi: la volontà.

È una parola che ha molteplici applicazioni diverse, ma quella che ci interessa, ai fini del nostro percorso, è quella del dizionario treccani: volontà (ant. volontade e volontate) s. f. [lat. voluntas -atis, dal tema vol- delle forme volo, volui di velle; v. volere2]. – La facoltà e la capacità di volere, di scegliere e realizzare un comportamento idoneo al raggiungimento di fini determinati.

La parola volontà è propria di un percorso di consapevolezza, infatti senza la volontà non si può raggiungere alcun risultato.

Perché sto facendo un articolo su questa parola?

Perché dalla mia osservazione del genere umano e dalla mia esperienza la vera ed unica “categorizzazione” che va fatta nell'essere umano è: chi ha volontà e chi no.

La società ci fa focalizzare su tante piccole divisioni che non portano da nessuna parte: uomo – donna (o peggio ancora i 27 sessi della teoria gender), buoni – cattivi, destra – sinistra, ragione – torto, bianchi – neri – gialli – rossi, ricchi – poveri, sani – malati, ecc.

Queste categorizzazioni sono del tutto inutili.

Gli esseri umani, potenzialmente, avrebbero la possibilità di vivere in un mondo equo. Infatti l'uguaglianza è un'altra grande bugia: come possono essere uguali un uomo e una donna? Un costituzione terra e un costituzione fuoco? Un miscredente e un monaco? NON POSSONO! Quello che dovrebbe essere la discriminante è: partendo dal presupposto che ognuno è un universo, ogni diversità va trattata in maniera equanime. Tutti diversi ma ci deve essere coerenza, imparzialità e amore, affinché ognuno possa esprimere pienamente se stesso e la propria diversità e far parte di un mondo equo. So che può sembrare un'utopia. Ed è proprio in questo che interviene la volontà.

Qual è l'unico vero ostacolo tra un'utopia e la realtà? La volontà.

La volontà di credere nella forza del singolo. La volontà di essere fuori dal dualismo, ma di andare ad essere davvero quel ponte tra cielo e terra (che è l'ideogramma di QI). Per chi non lo sapesse, in medicina cinese, il Qi viene tradotto, erroneamente, con energia. Il Qi in realtà è l'intenzione unita all'energia cosmica. Infatti nell'ideogramma c'è l'uomo che è messo a metà tra la terra e il cielo e a fianco la ciotola di riso calda che rappresenta l'alchimia, cioè la trasformazione. Per poter realizzare realmente questa alchimia, indovina cosa serve? Volontà! Quindi la definizione di Qi è ponte tra cielo e terra trasformando se stesso (guarda caso è la stessa definizione che potrei dare del Life Helping).

Voglio farti un esempio: se una persona di vibrazioni basse ti insultasse tu cosa faresti? Avresti diciamo 3 macropossibilità:

  1. rispondere e creare un litigio, quindi abbassare le tue vibrazioni;

  2. ignorare, o farlo apparentemente (infatti anche coloro che dicono che si fanno scivolare addosso le cose, vengono comunque colpiti e incamerano nell'inconscio);

  3. trasformare quelle basse vibrazioni in amore.

Questa terza opzione è la più difficile di tutte. Quando una persona ti insulta, ti minaccia, ti ingiuria, vuole metterti i piedi in testa o ti manca di rispetto, è davvero difficile trasformare quelle vibrazioni in amore. Serve ovviamente volontà! Volontà di farlo (quindi intenzione), volontà avendo studiato e compreso gli strumenti su come farlo e volontà di realizzarlo.

Bisogna conoscere se stessi, perché ogni cosa ricevuta, se genera una reazione emotiva diversa dall'Amore, sta mettendo in luce un conflitto che è in te. Se io ti dico che sei un saccente, tu ti arrabbi e rispondi, SOLO SE inconsciamente sai di esserlo, altrimenti quello che io ti dico ti scivola realmente addosso, perché di te stesso non lo pensi!

Una volta conosciuto te stesso, è necessario comprendere gli strumenti che ti servono per creare quella connessione di amore. Uno di questi, per esempio, è la comunicazione non-violenta, disciplina creata da Marshall Rosenberg, che ha come scopo la comprensione dell'altro e una reale comunicazione assertiva. Se ti interessasse approfondire, ti consiglio di leggere “Le parole sono finestre (oppure muri)” proprio di Marshall Rosenberg. Ma come ogni strumento, da solo non serve a nulla, perché la vera conoscenza è la comprensione di se stessi. Questo è solo uno dei tanti strumenti per poter esprimere se stessi, una volta conosciuto!

Quindi il passo finale è voler creare Amore e condivisione con l'altro, per creare un mondo equo, dove entrambi possiamo esprimere noi stessi, senza prevaricarci.

Trasformare le basse vibrazioni ricevute in vibrazioni più alte, significa trasformare il circolo vizioso in virtuoso. Se tutti ragionassimo così, cioè se questo modo di pensare fosse diffuso, non sarebbe più un'utopia, non trovi?

Per questo motivo ho detto che l'unica vera categorizzazione che andrebbe fatto sull'essere umano è tra chi ha volontà e chi no.

La volontà di creare un mondo migliore, un mondo equo per tutti, un mondo consapevole, coerente, dove ogni voce valga la pena di essere ascoltata perché migliora questo mondo, migliora le vibrazioni globali.

Affinché questo concetto da utopia diventi realtà, l'unica vera domanda è:


Tu hai volontà?