Lasciar andare


Una delle cose più difficili che, in quanto esseri umani, sperimentiamo, è quello di lasciar andare qualcosa. Non importa se sia una persona, un evento, un sentimento, un oggetto o qualsiasi altra cosa. È e resterà sempre molto difficile.

Ma perché è così difficile?

Come esseri umani, ognuno di noi cerca di creare l'ambiente migliore possibile per sé. Una parte è creato di default, quello della famiglia. Il resto è ciò che costruiamo crescendo e vivendo.


Partiamo dall'inizio del processo: il generare attaccamento, cioè il legarci a qualcosa che diventa “familiare” o un'abitudine.

Quando un evento avviene per la prima volta, il cervello crea una connessione neurale, e in quel momento genera uno scompartimento, in cui andrà a mettere sempre la stessa situazione. Se quella situazione è blanda in quanto ad intensità e non venisse più ripetuta, così come con il computer formattiamo, anche il cervello fa la stessa cosa. Lascia andare per far spazio ad altro.


Se invece fosse fortissima d'intensità non solo si genererebbe uno scompartimento ma verrebbe bollata come di altissima priorità: se fosse una situazione bella, per esempio la nascita di un figlio, allora verrebbe messa nel comparto felicità, mentre se fosse un trauma di basso o medio-basso livello, verrebbe messa nel comparto paura. Lì resterebbe vita natural durante, perché servirebbe come monito. Per esempio se io dovessi avere una congestione (e riuscissi a salvarmi) facendo il bagno al mare dopo mangiato, sicuramente non lo farei più. O il mettere le dita nelle prese elettriche da bambini.

Se fosse qualcosa di molto più grave, come un'aggressione, una violenza, uno stupro, vedere qualcuno ucciso, ecc. allora il cervello andrebbe in tilt, generando fobie e altre “malattie”. È un meccanismo di difesa per riuscire a “sopportare” qualcosa per cui non sa come reagire e quindi ci tornerebbe, e tornerebbe, e tornerebbe per cercare di provare a comprendere. Ma non c'entra realmente con il lasciare andare, perché entra in altri meccanismi, appunto.


Ciò che noi non riusciamo a lasciar andare è l'abitudine, cioè la connessione neurale che diventa sempre più indistruttibile, tanto più quella situazione si ripete, perché viene costantemente alimentata.


La motivazione per cui è così difficile lasciare andare, è perché, per un tot di tempo, quel qualcosa ha fatto parte di noi. Non importa se sia stata una cosa “positiva” o “negativa”, noi ci legheremo “affettivamente” a quel qualcosa. Per questo, tanto per fare un esempio, esiste la sindrome di Stoccolma (cioè il legarsi affettivamente a qualcuno che fa del male, presumibilmente un carceriere). Ovviamente possiamo legarci a qualsiasi cosa: persone, oggetti, situazioni.


Tutti sappiamo però che tutto cambia.

Io cambio ogni giorno: invecchio fisicamente, divento più saggio mentalmente (almeno teoricamente ^.^), cambiano i miei pensieri e i punti di vista, cambiano le persone che frequento.


Tutto cambia.

Questo è un assioma con il quale ognuno di noi sa che deve fare i conti, ma che fino in fondo nessuno considera mai. Perché razionalmente si sa che siamo mortali, ma in realtà tutti vivono come se fossero immortali. Solo coloro che si sono avvicinati alla morte in qualche maniera riusciranno a comprendere che tutto realmente cambia, perché sono consapevoli del fatto che, da un momento all'altro, la vita può terminare, e quindi entrano nell'ottica di lasciar andare davvero.

Lasciar andare...cosa?

Tutto, verrebbe da dire.

Ma tutto cosa?

Beh la prima cosa che mi viene in mente è: tutto ciò che ti fa stare male.

Devi essere consapevole che quel qualcosa ti fa male, e non soltanto “saperlo”.

La differenza tra sapere qualcosa ed esserne consapevole è semplice: la mente sa le cose (perché una delle sue funzioni è quello di immagazzinare informazioni), l'Essere ne è consapevole.

Significa che arriva a far parte di te e agisci di conseguenza.

Quante persone “sanno” che il fumo fa male e continuano a fumare?

Quante persone “sanno” che ci sono persone tossiche nella propria vita e continuano a frequentarle?

Quante persone “sanno” che mangiando qualcosa non digeriscono bene, ma lo fanno ugualmente?

Ecco.


Per poter lasciare andare qualcosa, la condizione necessaria e sufficiente, è che tu ne sia consapevole. Come si può fare ad esserne consapevole?

Il primo passo è vedere quel qualcosa.

Se io frequento una persona che mi sminuisce o che non mi valorizza a sufficienza, per esempio, io ho necessità di vedere cosa stia realmente facendo e non ciò che la mia mente vuole credere che sia.

Il secondo è quello di volerlo cambiare. Per poterlo fare, la mia mente deve essere educata a ragionare in questa maniera: un percorso di consapevolezza, quale è il Life Helping, ha proprio questo scopo. La mia mente deve fare discernimento su cosa mi piace ed è giusto per me e cosa non mi piace ed è deleterio. Per questo si mette tutto in discussione e si sceglie cosa mi sia assonante da cosa non lo è.

Poniamo il caso che la mia mente sia allenata questo.

Il terzo passo è comprendere da dove proviene, perché io ho generato quello scompartimento, da chi ho imitato a ragionare in questa maniera e perché continuo a farlo.


Il quarto passo è l'intenzione di lasciarlo andare sperimentando altro.

Se questo schema è applicato in maniera rigorosa, è sicuro che io sarò in grado di lasciar andare.

Questo significa che io non soffrirò più?

No, ovviamente.

Significa che sono allenato al fatto che le abitudini cambiano, al fatto che le persone cambiano, che le situazioni cambiano quindi riuscirò a soffrirne il “giusto”. Tanto più sarò allenato al fatto che la vita è fluida e che tutto cambia, tanto meno io proverò sofferenza.

Quindi l'unica strada possibile è:

smettere di generare attaccamento!


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