Quanto ci prendiamo in giro!


Quanto ci prendiamo in giro!

Quest'affermazione è valida per tutti. Ognuno di noi si prende in giro su qualcosa. Il cervello non riesce a tollerare la totale verità su noi stessi e quindi crea un filtro che serve per lasciare in latenza “quel qualcosa” fintantoché non arriva l'universo che, con il suo “strano” senso di giustizia, ti fa soffrire proprio per quella cosa che hai scelto di non vedere.

Gli orientali lo chiamano Karma.

Jung diceva: «Rendi conscio l'inconscio, altrimenti sarà l'inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino

In qualsiasi modo lo si voglia chiamare, il concetto resta sempre lo stesso: ci prendiamo in giro.

Personalmente preferisco una dura verità ad un bella bugia, anche per questo ho sviluppato tantissimo l'osservazione di me stesso, proprio per evitare di prendermi in giro.

Avere consapevolezza di se stessi è anche questo.

Dell'osservazione, nel Life Helping, ne ho fatto un caposaldo, per permettere, a coloro che lo desiderano davvero, di smettere di farlo.

Quello che ha fatto scaturire l'argomento di questa settimana, è stato il sapere che un ragazzo, che mi è capitato di incontrare una sera ha scritto una canzone su una ragazza che “conosco”. L'ho messo tra virgolette, perché seguiamo insieme un corso e mi è capitato di uscirci insieme qualche volta in gruppo, per questo ho avuto modo di osservarla.

Leggendo il testo e ascoltando la canzone, ti dico che a me è piaciuta molto, la trovo davvero dolce, romantica, una persona che è davvero innamorata, perché sembrerebbe accogliere, almeno a parole, anche quelle che lui crede siano le sue debolezze, anzi facendosene carico. Facendola ridere quando ne aveva bisogno, proteggerla da lontano come una coperta calda. Lui dice “ti senti male, ma sai già che ci sarò” mentre lei piange sulla sua spalla per la fine di una storia con un altro.

In pratica vorrebbe essere quel principe azzurro sul cavallo bianco, che spera la faccia accorgersi di lui. In una canzone ci sta questo atteggiamento. Nella vita reale questo denota poca autostima, perché si dice “chi ti ama, ti segue”.

Comunque se non sapessi su chi è scritta direi: “Dev'essere una ragazza di un certo spessore per parlarne così”.

Dalla conoscenza e dall'analisi che ne ho fatto, i comportamenti espressi da questa ragazza sono, purtroppo, diversi da come lui li vede. Lei si comporta da vampiro energetico, ha necessità di stare sempre al centro dell'attenzione perché fondamentalmente non si sente amata dai genitori; infatti è iper-controllata e se ne lamenta, ma poi controlla essa stessa le persone che ha vicino. Se fai come dice lei “fai parte della sua cerchia”, altrimenti non si crea alcun problema a parlar male alle spalle e a giudicare o addirittura ad escludere dal gruppo. Ha spesso, nei confronti dei suoi amici di sesso maschile, tra cui l'autore della canzone, un comportamento da farti intendere che possa esserci qualcosa di più di una semplice amicizia, mentre invece non è così.

Ci tengo a precisare che questi comportamenti nei miei confronti non li ha avuti, quindi non sto recriminando nulla. Infatti, lo scopo di questo articolo non è rendervi partecipe della mia analisi su questa persona, ma mettere in risalto quanta disparità ci sia tra la realtà oggettiva, cioè l'analisi lucida senza emozione di un qualcosa, nella fattispecie i comportamenti di una persona e, la realtà relativa cioè ciò che uno “crede che sia”.

Mi sono capitate persone che giudicano a più non posso e nel momento in cui mi è capitato di farlo osservare ti dicono: “Guarda che io non giudico nessuno”.

E chi più ne ha, più ne metta.


Quello che è stato “divertente” notare è come una canzone, ripeto, a mio gusto decisamente bella e interessante, si basi fondamentalmente su una bugia che questo ragazzo racconta a se stesso.

Allora mi è venuto da fare questa riflessione: “pensa quante canzoni o opere si basano su questo”.

Ovviamente questo pensiero resta fine a se stesso, perché non si può avere una risposta.

Ciò che mi ha colpito è quanto la sublimazione di un qualcosa che noi crediamo vera, in questo caso “la sofferenza per un amore non corrisposto”, possa diventare reale e, se si ha un animo da artista, far da base all'arte.

Allora la domanda successiva è stata: “allora senza il velo che il nostro cervello mette davanti ai nostri occhi, non esisterebbe l'arte?”


A questa domanda sono riuscito per fortuna a rispondere.

Sì, esisterebbe comunque.

Sto seguendo una ragazza che fa l'artista. Ad ogni cosa che scopre di se stessa, “bella” o “brutta” che sia, sublima la sua scoperta trasformandola in quadri con tecnica pittorica o di disegno. Visto che sta seguendo il Life Helping con me, io l'aiuto ad osservare la realtà dei fatti, quindi ciò che produce è frutto della realtà. Proprio per questo posso affermare che l'arte, in quanto tale, esisterebbe comunque.

La differenza sta nel fatto che ognuno ha il suo percorso. Quindi quel ragazzo per produrre la sua musica ha bisogno di avere un “velo” davanti agli occhi, creando così un mondo immaginario che poi tramuta in realtà. La ragazza che seguo ha bisogno della realtà per esprimere se stessa.


Ciò che mi preoccupa è quando invece di diventare “arte”, che fondamentalmente non fa male a nessuno, ma anzi accresce l'anima di chi ne entra in contatto, diventa violenza, giudizio, sopraffazione, manipolazione, ecc. Perché se non ci si rende conto del proprio “prendersi in giro”, lo si proietta sugli altri, credendo di avere ragione, accusando o creando un sistema comunicativo che imprigiona l'altra persona nel dover partecipare obbligatoriamente alla propria “presa in giro”.

È fondamentale quindi togliere il velo dagli occhi e smettere di prendersi in giro!

Life Helping baby!

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