Raffrontarsi al passato


In questi ultimi giorni ho avuto molto modo di pensare al passato, osservandolo dal punto di vista del senso di colpa, visto che ho partecipato ad una specie di corso che affrontava questo tema.

La prima cosa che ho dovuto affrontare è la mia “personalità”. La personalità è la molteplicità di persone. Ma cosa vuol dire etimologicamente persona?

Persona: I latini dissero persona la maschera di legno portata sempre sulla scena dagli attori nei teatri dell'antica grecia e d'italia, nella quale i tratti del viso e la bocca era fatta in modo da rafforzare il suono della voce.

Quindi quando noi identifichiamo una personalità, stiamo parlando di tutte le possibili maschere che quell'essere umano mostra. Ce ne sono davvero tante. Ogni possibile voce che ognuno di noi sente nella propria testa, quella è una tua personalità. Quella che ti fa dire la sera “Domani mi sveglio presto” è una personalità diversa da quella che la mattina “spegne la sveglia e la procrastina” finché poi alla fine non si sveglia alle svariato tempo dopo. Così come sono diverse le personalità che ti “dicono di metterti a dieta” e quella che risponde “da lunedì mi ci metto”.

Chi ci ha dato queste personalità? Come sempre la nostra famiglia il grosso, poi tutte le persone (per l'appunto) che abbiamo conosciuto nella nostra vita. I nostri neuroni specchio, hanno fatto il resto.


Ho sempre dato per scontato il fatto che fosse necessario liberarsi da tutte queste personalità, ma non ho mai affrontato in maniera esplicita il passaggio antecedente: il raffrontarsi con il passato.


Io sono quindici anni che mi raffronto con il mio passato, quindi per me è diventata un'abitudine, qualcosa che ormai è in me. Scelgo di farlo ogni giorno, perché il mio scopo è la libertà. La vera libertà. Cioè l'ascoltare unicamente la mia voce. Che in mezzo a tutte quelle degli altri capita che non riesco a sentire. E se a me capita, e lavoro da quindici anni su di me, immagino chi non lavora su se stesso che caos che ha in testa! Quindi proprio in questi giorni ho realmente ri-compreso quanto la mia missione di vita sia portare Gioia. Perché tutti, ogni essere umano sulla faccia della terra, può essere libero e felice.

Il primo passo per poterlo fare è proprio raffrontarsi al passato.

Passato: dal lat passus, part. pass. di pandere, cioè aprire nel senso di fendere. Moto a luogo ed è sinonimo di entrare, procedere, superare, coi sensi metaforici. Entrato.

Quindi quello che ci dice il passato è che noi siamo entrati in qualcosa e l'abbiamo anche attraverso metaforicamente parlando.

Allora perché è necessario riviverlo?


Perché ogni passaggio della tua vita ha lasciato una traccia. Quella traccia, soprattutte quelle fino agli undici/dodici anni, si sono formate e sono rimaste dentro di te. Tracce profonde, indelebili, che hanno generato in te altrettante risposte. Quelle risposte sono le tue personalità. Quindi quando fai un pensiero e ti ci identifichi, tutto il tuo Essere viene invaso da quella traccia, da quel passato, da quella maschera. Quindi diventi una maschera. Ma tu in tutto ciò.... dove sei? Dov'è Adriano (nel mio caso, ma sostituisci il mio nome col tuo)?


Fatti questa domanda: dove sono io?


Davvero sono tutte quelle voci? Davvero sono così contraddittorio che prima penso una cosa e il secondo dopo penso l'esatto opposto?

No.


Te lo dico io.


No.


Tu no. Cioè il tuo Essere no.

Le tue infinite personalità sì. Ma è anche ovvio, no? Se ognuna di quelle personalità esprime qualcosa di diverso, cioè una reazione diversa a un evento, gli eventi non sono tutti uguali. Quindi anche se con sfumature simili, ogni personalità è diversa dall'altra.

Il tuo compito, se vuoi realmente fare un percorso di consapevolezza, è andare ad eliminare ogni maschera che hai e lasciar esprimere solo il tuo Essere.

Uno. Nessuno. Centomila.

Uno.