Squid Game e la consapevolezza


Voglio parlare di un prodotto che è uscito qualche settimana fa su Netflix ed è diventato un fenomeno mondiale: sto parlando di Squid Game.

Letteralmente significa “Gioco del gambero”, ed è un gioco che facevano i bambini sud coreani fino a qualche tempo fa.

Sì perché questa serie tv è di origine coreana e non si aspettavano che potesse avere un tale successo. Lo dimostra il fatto che per la maggior parte delle lingue esistono solo i sottotitoli.

Perché voglio parlarti di questa serie?

Se non l'hai vista, ti consiglio vivamente di vederla.

Addirittura?!

Sì, addirittura. Raramente resto impressionato da qualcosa, fanno eccezione Matrix, Kung Fu Panda, Ready Player One, Peaceful Warrior e la Profezia di Celestino (se non hai visto questi film, ti consiglio di vederli!)

Ma questa è diversa, è una serie tv e per giunta di un broadcaster molto commerciale quale è Netflix.

Allora cos'ha di così speciale?


Tutto.

Innanzitutto la recitazione e la caratterizzazione dei personaggi. Ogni personaggio ha una sua fortissima connotazione, ed è assolutamente ben interpretato dal proprio attore.

Poi ogni puntata fa storia a sé, ma è un pezzo di un puzzle magistralmente diretto. La prima puntata non è stata male, mi ha incuriosito, ma forse non avrei proseguito nella visione. Però volevo comprendere perché fosse diventata così famosa.

Dalla seconda in poi il ritmo diventa incalzante, inizi a fare il tifo, a farti prendere dai personaggi, a volerne sapere di più su chi sono, sul perché sono finiti lì. Il “lì” è:

“Centinaia di persone che hanno problemi finanziari accettano uno strano invito a una competizione con una varietà di gioco per bambini. Un grosso premio in denaro li attende, ma la posta in gioco è alta e mortale.”

NB: alert spoiler!


Quando inizia il primo gioco, il panico scatena la morte di quasi la metà dei partecipanti. Scioccante. Per loro che sono dentro e anche se uno poteva aspettarselo, in buona parte anche per lo spettatore. Per la modalità in cui viene fatto. Per la freddezza con cui viene fatto.

O si rispettano le regole e si vince o si muore.

Questa è la prima vera metafora con il mondo esterno. Ormai per come sta girando il nostro mondo funziona esattamente in questa maniera: sempre meno dignità e valore per la vita da parte di chi comanda, tanto che basta osservare come molti leader mondiali hanno affrontato la pandemia.


Non solo.

Ritornano nella sala comune, dove c'erano i letti, e compare sul soffitto un salvadanaio trasparente in cui alla fine del primo gioco compaiono 23 miliardi di won (circa 2 milioni di euro) in banconote.

Anche questa è un'altra della società: il 99,6 % della ricchezza mondiale è detenuta dall'1% della popolazione, mentre il restante 99% si arrabatta, si uccide, per quel misero 0,4% della ricchezza.

Ci sono i cattivi, i boss che sono quelli che eliminano violentemente i più deboli per, prepotentemente, prenderne ricchezza o semplicemente per poter affermare la propria influenza su qualcuno. Sono quelli che sono circondati da lacché, ma che quando le condizioni cambiano, quegli stessi lacché sono i primi a rivoltarsi contro i “loro padroni”.

Questo succede sia in Squid Game che nella vita reale!


C'è chi ha un ego spropositato, totalmente disilluso dalla vita, i narcisisti insomma, che pur di raggiungere l'obiettivo farebbero qualsiasi cosa. Questa tipologia di persona è in realtà il “finto” antagonista del protagonista, il suo amico da bambino, quello che nel quartiere è famoso come quello che si è laureato all'università di Seoul in Economia. Finto perché, si comprende alla fine come, in fin dei conti, non sia lui il vero antagonista. Ma per tutta la serie tu arrivi ad “odiarlo”: ha fatto debiti per miliardi di won perché si sentiva Dio; intuisce come sarebbe andato un gioco e, anche se avevano iniziato a fare squadra, non dice nulla; manipola un bravo ragazzo (per salvarsi la sua vita); uccide la ragazza quando il protagonista stava cercando di salvarle la vita. Ma alla fine, dalla vergogna e dall'umiliazione, ma soprattutto dalla convinzione di non voler la vita che l'aspettava fuori dal gioco senza soldi, si uccide.

Quello che veramente fa il salto più grande di tutti (anche se non si capisce perché si tinga i capelli di rosso) è il protagonista: da giocatore perdigiorno ad eroe. Comprende l'umanità e l'essere umano, comprende i suoi valori, comprende il “giusto” e lo “sbagliato”, comprende i suoi limiti e, anche se non è perfetto, riesce a diventare il tuo beniamino.


Collateralmente tanti personaggi, quali la donna che tradita dal boss si vendica (tutti hanno sicuramente gioito quando si suicida, ma si vendica).

La coprotagonista, che arriva in finale, che sembrava una delinquente, ma in realtà cercava solo il modo di salvare la sua famiglia.

L'altra ragazza che nel gioco delle coppie lascia vincere la coprotagonista perché si rende conto che non aveva un sogno, una motivazione per vincere quei soldi e uscire da quella condizione.


Insomma.. ne vale la pena.

Ma cosa c'entra Squid Game con la consapevolezza?


Ognuno dei personaggi, se ti ci metti a riflettere, può fornirti uno spunto su chi sei tu o su una parte di te. A mio modesto pare questo dovrebbe fare una qualsiasi opera cinematografica o di visione. Non solo farti appassionare alla storia (e ormai sono pochi i titoli che veramente ne valgano la pena), ma anche farti riflettere su chi tu sei e lasciarti qualcosa.


Il finale è ciò che si richiede in questo momento.


Combattere.

Ognuno con le proprie armi.

Smettere di essere i cavalli dei burattinai e farsi garanti di se stessi, della propria libertà e di quella di tutti. Perché come ti dissi qualche tempo fa, il mondo ha bisogno di Eroi.

Guardati allo specchio e lo troverai!

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